Opere

Mandala

I mandala di Isabella Collodi si aprono come universi silenziosi fatti di linea e immaginazione. Contorni sottili sostengono un mondo in cui ogni cerchio è colmo di vita – piccole figure, simboli e creature che si muovono in un flusso poetico e discreto.

Lo sguardo si muove e si approfondisce. Ciò che inizialmente appare chiaro si dispiega lentamente in una molteplicità di storie: frutti fantastici, piante sinuose, bambini, strumenti musicali e animali immaginari dalle forme inattese. Tutto coesiste, in un equilibrio tra gioco e concentrazione.

I colori ad acquerello, leggeri e trasparenti, lasciano filtrare la luce attraverso l’immagine, creando una presenza morbida, quasi sospesa. Ne emerge un equilibrio delicato tra dettaglio e insieme – un universo visivo in cui ogni piccolo movimento fa parte di un’armonia più grande.

Acquaforte

Con una parentela diretta con l oreficeria,  l acquaforte nasce tra la metà del 1400 e il 1500 e si sviluppa come mezzo artistico sia di riproduzione che di invenzione a partire dal 1500, con le opere di grandi maestri. 

La sua esecuzione,  col passare dei secoli,  è rimasta quasi uguale: su di una lastra di rame lucidata e verniciata ( una apposita vernice che permette l immersione nell acido) si disegna con una punta sottile, simile ad un ago, scoprendo il metallo sottostante  evidenziando i tratti con puntini e lineette. Quando il disegno sulla vernice è completato, la lastra si immerge nell acido( dopo aver protetto il retro) per un tempo variabile da 10 minuti a 1 o 2 ore. Periodicamente, si tira fuori la lastra dall acido e si coprono i segni che si vogliono più leggeri con una altra vernice fino alla completa morsura( il bagno nell acido) che trasferirà il disegno nel metallo sottostante. Dopodiché si lava la lastra sotto l acqua,  si toglie la vernice con petrolio e alcool e si può stampare.  Questo procedimento così alchemico aggiunge mistero al risultato finale.

Anche se interamente del nostro tempo, le acqueforti di Isabella Collodi (e, a motivo del loro stile cosi’ simile, i suoi disegni ed olii) ci riportano ai tempi delle prime stampe eureopee di tema non  religioso: incisioni del XV secolo di maestri quali Israhel  van Meckenen e, piu tardi, il grande Albrecht  Dürer . Eseguite non per essere appese sulle pareti, ma montate in album da collezionisti, queste immagini erano godute  in privato, come le pagine di un  libro, da “lettori” senza fretta seduti  dinanzi ad una buona fonte  di luce. E, come le opere di Isabella, privilegiavano fantasia ed inventiva; i soggetti, siano essi enigmaticamente allegorici, mitologici, giocosi, prevalentemente ornamentali, didattici o lascivi, sfidano  chi li guarda a creare delle proprie narrazioni, perennemente aperte e mutevoli, mentre la tecnica virtuosistica genera ammirazione, sorpresa e soddisfazione durevoli.  

Quello che piu’ segnatamente distingue le stampe di Isabella da quelle dei suoi antichi predecessori e’ la loro manifesta femminilita’. Questo e’ evidente nel suo repertorio di motivi , sui quali ritornero’, e perfino piu’ immediatamente visibile nell’uso che l’artista fa di un’ampia e folta varieta’ di segni grafici – da minuti punti a linee –  e dettagli figurativi che si configurano in disegni vivaci che sembrano, ma non sono, simmetrici. Una vasta gamma di sfumature e’ ottenuta attraverso l’uso della punta e dei processi stessi dell’acquaforte. Il risultato incarna  l’estetica del ricamo, del genere di lavoro che in italiano e’ attribuito  in modo fuorviante  alle “mani di fata”.  Fuorviante perche’ questo “lavoro da donne ” non e’ il risultato di delicata magia, neanche di mera destrezza  manuale, ma  di – comunque piacevole – meticolosa, paziente, fatica umana che stanca la vista, piega la schiena e punge le dita. Ed e’ cosi’ anche per l’arte di Isabella; la sua apparente spontaneita’ ed il suo fascino sono acquisiti a caro prezzo. Le superfici che vibrano ed appaiono iridescenti anche se monocromatiche, I motivi che conducono allegramente  lo sguardo in giro per la pagina, in profondita’ e poi di nuovo in risalita , sono il risultato di sforzo fisico e mentale. Ogni stampa richiede  mesi di lavoro, cosa che di per se’ probabilmente  diventa  una forma di meditazione.

Ad un primo sguardo spensierato , il contenuto si rivela essere  di un’attraente  complessita’. La maggior parte di queste immagini contengono motivi tradizionalmente associati alla Femmina  Eterna: notte, la luna, acqua e luoghi madidi, riflessi,cartomanzia,  gatti. I nudi femminili ricorrenti sono di meno oggetti del voyeurismo maschile che I protagonisti delle loro stesse fantasie: Nostra Signora delle Tartarughe, I topi di Donna Luna. Ci sono anche gli animali. Il titolo della mostra attuale e’ Animali Perduti , ma sarebbe forse piu’   vero di parlare di animali recuperati dal magazzino  della memoria e del subconscio: giocattoli portati a vita, animali totemici o talismanici, animali domati una volta temuti, animali desiderati , animali amati.  Soprendentemente, i nudi femminili mutano in arieti e civette; emergono da gusci di chiocciole; cavalcano delfini o ratti meccanici, si confidano con tartarughe semi-umane. Ma queste non sono, come e’ l’Incendio nella Foresta di Piero di Cosimo nel museo Ashmolean di Oxford, rappresentazioni di una preistoria mitica in cui umani  ed animali erano indifferenziati. Esprimono, credo, la preoccupazione moderna con la psicologia  e i miti dell’individuo, riferita ad uno stato della prima infanzia definito da Freud “perverso polimorfo”, in cui gli impulsi sessuali non sono focalizzati, ma coinvolgono il corpo intero, e , per estensione, possono essere  suscitati da tutti gli esseri animati. Le stampe  della Collodi sono soffuse di erotismo, giocoso ma occasionalmente minaccioso, come quando un ratto nello sfondo allunga il muso per mordere l’inguine di una donna. La donna come soggetto sessuale e’ un motivo raro nell’arte occidentale, e in questo caso perfino piu’ straordinario, in quanto queste opere   non sembrano tanto celebrazioni della sessualita’ femminile quanto  ri-creazioni, attraverso una sensibilita’ e mezzi adulti, dei sogni di una bambina sulla sua futura sessualita’. Nel regno poetico delle immagini della Collodi, le leggi fisiche sono trasgredite , i confini dissolti, inibizioni e proibizioni  superate. Il corpo nudo vulnerabile e’ difeso da una testa di ariete, e puo’ iniziare ad arrampicarsi fuori dal suo guscio protettivo.

Questa e’ soltanto una delle possibili letture dell’opera di Isabella Collodi, ed ogni pezzo evoca molte storie. Chi si abbandona al piacere di guardare questi lavori da vicino sara’ ulteriormente ricompensato dal diventare complice dell’atto creativo.

Erika Langmuir OBE, former Head of Education, The National Gallery, London